Franco Battiato con la sua orchestra
Il Professor Manlio Sgalambro
Dopo l'irruzione
Grande Battiato ieri sera.
Il nostro amico Franco, colui che non vuole essere chiamato Maestro, non si smentisce mai.
Ma andiamo con ordine.
La serata, il cui inizio era previsto per le 21:30, è cominciata poco dopo, intorno alle 21:40, mi pare , e il pubblico già rumoreggiava pesantemente, emettendo fischi, boati, versi di delusione...
Ommadonna... per dieci minuti... personalmente, sono abituato a ben peggio.
Il concerto di Battiato è iniziato alle 22:00 e il pubblico era già parecchio scazzato...
Ma sulle locandine c'era scritto che prima del concerto ci sarebbe stata la consegna del premio Grinzane Cavour, quinti tutto nella norma.
Ma sai, la voglia di musica è incontenibile. :-D
Il pubblico, poi, era stato relegato in piedi dietro le transenne. Tutto lo spazio davanti, parecchie decine di file, 2 o 300 posti a sedere, erano riservati agli inviti, alle autorità e ai VIP.
Tra i quali ho riconosciuto solo Marco Travaglio, e dubito che fossero tutte autorità: vedevo famigliole di genitori in pantaloncini e bambini piccoli intenti a passare il tempo giocando.
E noi, poveri plebei, costretti dietro pressati in piedi.
Alla fine della consegna del premio, Neri Marcorè fa una breve domanda a Battiato:
“Se tu vuoi iniziare dicendo qualcosa…”
“Vi pentirete presto.”
“No, una domanda te la faccio. Visto che tu dai l’impressione di essere un uomo che va verso la conoscenza, la saggezza, un uomo che sa tutto…”
“Vedo come una luce qua, sì, sto per andare.”
“… ti volevo chiedere: sulla base di questa premessa, chi vincerà il Mondiale?”
“Dunque, mi permetto di dire, sicuramente non l’Italia.”
“Speriamo che ti sbagli, perché ci piacerebbe molto rivivere le emozioni dell’82.”
Battiato scende, il palco resta vuoto per qualche minuto, poi alle 22 finalmente risale Battiato.
Che il concerto abbia inizio!
Inizia con
1. La canzone dell'amore perduto
poi, dopo una breve introduzione, attacca “una canzone di un grande autore italiano: Sergio Endrigo,
2. Aria di neve”
poi prosegue con “una song inglese della seconda metà dell’Ottocento, di un grandissimo autore pochissimo conosciuto, Roger Quilter, e questa è
3. Come away death
da un sonetto di Shakespeare”, e così farà per quasi tutto il concerto, introduzione e brano, a differenza di quanto aveva fatto all’Alcatraz, dove l’unica presentazione se non ricordo male era quella per Via Lattea.
E poi prosegue con
4. Povera patria
come di consueto costellata di applausi appena si parla male dei politicanti, e poi via con
5. La canzone dei vecchi amanti
6. L’era del cinghiale bianco
A questo punto invita sul palco il Professore, che ci legge la
7. Teoria della Sicilia
e successivamente canta
8. La mer
Che meraviglia! Non l’avevo mai sentita dal vivo. Torna Battiato per cantare insieme al Professore
9. La porta dello spavento supremo
Il Professore si congeda, e il testimone resta di nuovo in mano a Battiato, che prosegue con
10. La cura
11. Se mai
12. E ti vengo a cercare
13. Col tempo sai
durante la quale una persona un po’ distante da noi nell’arco delle transenne si sente male, e mentre viene consegnata nelle mani degli addetti alla security, quelli immediatamente dietro cercano di oltrepassare le transenne, immediatamente fanculati e fatti arretrare.
Poi, Franco si alza “per salutare gli amici in fondo e per cantare questa canzone in lingua siciliana, cioè diciamo in dialetto, che parte con un incipit secondo me straordinario, che viene dall’induismo, ed è l’unica parte in italiano. Meditate su questo inizio.”. Si riferisce ovviamente a
14. Il cammino interminabile
ed è anche l’unica canzone cantata con la base di chitarre e batteria.
Battiato saluta e si congeda, e i musicanti scendono dal palco.
Una breve attesa, fiduciosi, perché poi ovviamente Franco ritorna sul palco, seguito dai suoi fedeli musicisti, e ci comunica che “questa serata, dal nostro punto di vista, e da un punto di vista tecnico, era stato previsto fino a lì. Capito? Quindi dovete aver pazienza, e se non arriva il suono, cercatelo voi. Venite a cercarlo.”
E attacca
15. Gli uccelli
durante la quale una ragazza dall’altro lato dell’arco delle transenne scavalca: questo dà inizio ad una sommossa popolare: le persone che stavano dietro alla ragazza che ha scavalcato aprono le transenne e fanno irruzione nella zona vip: la cinta muraria cede, e in diversi punti si aprono falle che riversano fiumi di migliaia di persone all’interno della zona poltroncine: la Città Proibita è caduta.
Battiato sul palco se la ride mentre canta.
Dopodiché comincia a cantare in stile juke box: lascia che siano i fortunati che sono riusciti ad arrivare sotto al palco a richiedergli le canzoni.
16. La stagione dell’amore
Qualcuno gli richiede una canzone che lui non potrebbe fare senza batteria basso e chitarra, ma “ci arrangiamo lo stesso, e ti dimostro come ci arrangiamo lo stesso”. E attacca
17. Voglio vederti danzare
“Abbiamo per puro caso la batteria… un solo pezzo abbiamo con la batteria, e la possiamo eseguire quasi come l’originale.” e intanto ironizza sulla sommossa che si è venuta a creare, invitandoci più volte a sederci ordinatamente. :-D
“La dovete capire dalle prime battute”, e infatti dall’attacco di batteria capiamo immediatamente che il brano in questione è
18. Tra sesso e castità
E’ il momento delle presentazioni, e Franco ci introduce i suoi collaboratori: Carlo Guaitoli, Angelo Privitera e il Nuovo Quartetto Italiano.
Qualcuno gli fa una richiesta che non sentiamo: “Quella lì la eseguo alla mia maniera, non potete pretenderla tutta perché è un po’ troppo faticosa, no, sto scherzando, dico da un punto di vista strettamente ripetitivo”. E ci esegue il ritornello di
19. Centro di gravità permanente
Successivamente, il juke box Battiato promette un pezzettino di
20. Nomadi
e inizia a cantarla, fino a quando si dimentica il testo: “Mi hai tirato dentro: cantala!”.
Poi ci introduce un brano risalente all’“inizio della mia seconda attività, quindi siamo negli anni ’70, esattamente nel ’78, scrissi una canzone che si rivelò poi assolutamente profetica, adesso capirete quello che dico. Nel ’78 ho scritto una canzone che ha previsto quello che io avrei cantato circa quattro anni dopo, e quindi è stata come una condanna, però una felice condanna, una piacevole condanna. La canzone era questa”.
21. Magic shop
“Il problema è che ho scritto troppe canzoni” commenta, sulle prime note de
22. L‘animale
“Per parafrasare questa canzone, l’animale che c’è in me vuole andare a dormire.”
“Non ascoltarlo!” gli grida qualcuno dal pubblico.
“Però vi dobbiamo salutare con qualcosa di eccitante.”
Ci propone di fare una canzone che hanno già fatto, il pubblico protesta, e lui cede, e canta
23. I treni di Tozeur
E Franco effettivamente ci saluta, si inchina, e scompare.
Arrivederci alla prossima Franco.
Un concerto grandioso insomma, almeno a mio parere, non tanto per Franco in sé che comunque era in forma, quando per l’“improvvisata interazione” con il pubblico.
NB: i dialoghi sono riportati testualmente come sono avvenuti, non sono una mia interpretazione. Chi ha orecchie per intendere… :-D