Mercoledì 8, tre del pomeriggio. Squilla il cellulare. “Private no. calling”.
Rispondo.
…
Finalmente!!! Erano mesi che ci stavamo provando, io e Chiara!
No, non ad avere un figlio, chi vi ha messo in testa quest’idea?
Intendo, a prenotare due posti sull’ATMosfera, il tram-ristorante ideato da ATM, un tradizionale tram milanese, completamente restaurato e riportato agli antichi splendori, dotato di tavoli e cucina, che per due ore e mezza ti porta in giro per le strade di Milano a visitare gli angoli più caratteristici, servendoti una cena esclusiva.
Da giugno stavamo cercando di prenotare per il 9 settembre… una volta era troppo presto, una volta era troppo tardi… una volta era completo…
Del tutto inaspettatamente, mercoledì mi chiamano per dirmi che due persone hanno disdetto per giovedì 9 ottobre, se volevamo andare noi.
Certo che sì!
Bene, prenotato.
Appuntamento giovedì 9 alle 19:45 in Largo Cairoli angolo via Beltrami, al capolinea del 7.
Arriviamo un po’ prima e per ingannare il tempo ci godiamo lo spettacolo di una ventina di pazzi furiosi che si fanno sollevare a 50 metri da terra per prendere l’aperitivo.
Contenti loro… buona digestione!


Noi preferiamo ordinarlo in un bar, dove i clienti quando vanno al cesso vengono colti da improvvise ispirazioni letterarie.


Ma il nostro tram arriva, e iniziamo le “procedure di accoglienza a bordo”.
La maitre ci prende i giacconi e ci fa accomodare ai rispettivi tavoli. Il nostro è il secondo a destra.
L’ambiente dentro è davvero magnifico.
Sia l’esterno che l’interno del tram sono perfettamente restaurati, l’atmosfera è calda e accogliente, gli arredi, ricavati dai sedili originali di quelle vetture, sono estremamente curati e raffinati e i tavoli sono arredati con indubbia classe. Tutto intorno al soffitto corrono foto in bianco e nero delle vetture storiche milanesi, dagli inizi del trasporto pubblico fino ad oggi.
Il tram parte dal capolinea del 7, fa il giro dell’isolato e torna al punto di partenza, per aspettare una coppia che aveva qualche minuto di ritardo.
Al momento di sederci, troviamo già sul tavolo un piccolo aperitivo: un pasticcio di patate con pancetta zafferano e gambo di soia, accompagnato da un bicchiere di bianchino.
Nel frattempo ordiniamo il vino: scegliamo un Terre di Franciacorta rosso.
La scelta del cibo, da comunicare durante la prenotazione, è fra tre menu: carne, pesce o vegetariano. Avevamo scelto carne.
Poco dopo arriva l’antipasto, uno sformatino di patate e porcino. Il piatto è molto buono e delicato.
Il tempo giusto per assaporarlo appieno ed arriva il primo, raviolino del plin al tartufo.
Intanto il tram non si è fermato un momento, ha girato per le vie di Milano, con alcune deviazioni dal percorso previsto a causa di lavori stradali che si protraggono da anni, ed è giunto in Centro, in via Broletto. Piccola pausa sigaretta in via Cantù e si riparte, con il giro e con le portate.
Come secondo, ci arriva una lombatina di vitello brasata al Vin Santo, accompagnata da un cilindro di verza in farcia di farina gialla.
Il servizio è buono, veloce al punto giusto da non farti aspettare una vita tra una portata e l’altra, ma non troppo da metterti fretta a finire i piatti.
Arriva il dolce: tortino di cioccolato fondente e coulis di Grand Marnier. Non posso dirvi se era buono: quando si tratta di cioccolato, sono troppo di parte!
I piatti, non certo abbondanti, sono studiati per permetterti di mangiare tutto uscendone sazio ma senza quella sensazione di pesantezza tipica delle cene luculliane.
Ci avviamo verso i navigli, intanto ci servono il caffè con friandises (biscottini, insomma).
Il tempo è passato velocemente, manca non più di mezz’oretta all’ora del rientro e dai navigli il manovratore fa rotta verso il Centro e poi il Castello.
E’ il momento di pagare, e qui accade quel piccolo inconveniente che ti rovina tutta la magia.
Il POS non funziona, perciò non possono accettarci le carte di credito, possiamo pagare solo in contanti.
E se io non avessi contanti sufficienti? C’era più volte indicato che accettano le carte di credito e bancomat, quindi non sono tenuto ad avere denaro sufficiente nel portafoglio.
Non preoccupatevi, ci dice la maitre, ci fermiamo di fronte ad un bancomat e facciamo scendere i signori a prelevare. Le signore le teniamo a bordo del tram, perché finché non avete pagato, io non posso farvi scendere dal tram.
STIAMO SCHERZANDO?!?!
Cioè questi SEQUESTRANO una persona e la tengono in OSTAGGIO, finché l’uomo non è andato a prendere i soldi? Una cosa del genere non si è mai sentita!
Prendere i dati di una persona e mandare una fattura a casa pareva brutto? E se il bancomat non avesse contanti, come spesso succede di notte? E se quella non fosse la mia banca e mi mettono in conto 2 euro di commissione? Me la rimborsano loro?
Faccio buon viso a cattivo gioco e tiro fuori i miei 65 euro di cena (sì, non costa poco! Ma è una cosa che si fa una volta nella vita) e mi riprometto di scrivere una lettera di reclamo all’ATM.
Va be’, ho le palle un po’ girate, ma in fondo è stata una piacevole serata, e poi mi sono scolato da solo quasi una bottiglia intera di vino, poco ne è rimasto e poco ne ha bevuto Chiara. Non prendiamocela troppo.
Il tram torna al punto di partenza, scendiamo, salutiamo i nuovi handicappati sospesi a mezz’aria a prendersi il loro aperitivo e torniamo a casa.
La notte mi farà smaltire alcol e incazzature, mi dico.
Il giorno dopo, mi padre fa una ricerca su internet e scopre che i tre vini offerti dal menu (oltre al Franciacorta, la scelta era tra un Nebbiolo Langhe e un Merlot) vanno dai 4 euro ai 9, dal produttore. Per il costo di 65€, mi aspettavo almeno un vino da 12-15 euro nel menu, non uno paragonabile a un vino in cartone…
La serata è stata comunque piacevole, ma queste due cose mi hanno lasciato un po’ l’amaro in bocca e mi hanno dato la sensazione di essere stato un po’ buggerato.
