Seppioline

ovvero, pensieri sparsi possibilmente inutili idioti ed eliatici.

Chi sono

Utente: Grumo
Nome: Stefano
Di me si dice che sono un individuo strano che adora gli Elio e le Storie Tese e che li segue anche in capo al mondo per vedere i loro spettacoli, e che sa a memoria tutte le più grandi minkiate eliatiche. Ovviamente mi dissocio da questa mia poco veritiera descrizione. In realtà ascolto solo musica classica, canti religiosi del '200 in particolare, conduco una vita sedentaria e assisto una volta all'anno ai canti per Natale all'interno del Duomo.

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domenica, 31 maggio 2009

Dove fermano i treni atto II

Treno pieno di genteIo e mio padre volevamo da tempo visitare la mostra su Fabrizio de André a Palazzo Ducale, a Genova.
Così, presi i biglietti del treno (il giorno prima, per guadagnare tempo), andiamo in stazione.
Il nostro treno parte alle 8:35 da Milano Rogoredo, più comoda e più vicina di Stazione Centrale.
Arriva già con 10 minuti di ritardo, ma tanto secondo i canoni delle Ferrovie, è considerato puntuale.
“Oggi partono tutti, rischiamo di viaggiare in piedi” aveva detto mio padre. Va be’, viaggiare in piedi non mi crea tanti problemi: già altre volte ho viaggiato in piedi, sui predellini, o seduto per terra DAVANTI AL CESSO.
Solo che questo è STRAPIENO! Sembra la metropolitana all’ora di punta: la gente per salire sgomita, spintona, preme, si schiaccia e cerca di comprimere la materia solida, fisicamente incomprimibile.
A fatica riusciamo a salire.
Ma il treno non parte.
Certo, ora che fa salire tutti…
Eppure, è fermo da troppo tempo.
Passano i minuti, e a un certo punto passa anche un tizio, col cartellino delle Ferrovie, che ci grida da fuori attraverso i finestrini: “facciamo fermare anche un Intercity alle 9:14, che farà le stesse fermate di questo treno, potete usare il biglietto che già avete”.
Usare l’interfono no?
Alcuni scendono, altri non si fidano e restano: così facciamo anche noi. Siamo già qui, e anche l’altro sarà strapieno: restiamo su questo.
Finalmente partiamo, pressati come sardine, in bilico uno contro l’altro.
Arriviamo a Pavia. Apriti cielo! Altrettanta gente vuole salire. Non ci stiamo più, lo spazio è quantisticamente finito, in questo e in tutti gli altri multiversi paralleli.
Il famoso Intercity ci affianca. Io e mio padre parliamo un attimo e decidiamo di nuovo di restare su questo treno: appena partito l’IC, che ha la precedenza, partiremo anche noi, no?
L’IC parte.
Noi no.
Passano ancora i minuti, la gente comincia a scaldarsi, a scendere per fumare e chiedere spiegazioni.
Lo facciamo anche noi.
Ecco: una persona è stata male a bordo del treno e si stanno aspettando i soccorsi.
Ma il tempo continua a passare e il treno non parte. L’infermo sarà stato soccorso, no?
Insieme al capotreno c’è anche la polizia. Le cose mi sa che si fanno gravi. Finalmente ci spiegano: per motivi di sicurezza, un treno così pieno non può procedere. Stanno formando un altro convoglio, un treno straordinario, gemello, fino a Genova. Sarà pronto tra mezz’ora.
Decidiamo che è troppo: sono già le 10, avremmo dovuto essere Genova alle 10:15 ed eravamo a 20 minuti da Milano.
C’è un IC Plus alle 10:25 che torna a Milano, prendiamo quello e torniamo a casa, andremo alla mostra domani, ci sarà sicuramente meno casino. Ci facciamo annullare l’obliterazione dal capotreno, che acconsente volentieri, “per quello che vale”.
Prendiamo due biglietti per Milano, 12 euro, ed aspettiamo: stesso marciapiede del treno abbandonato, binario 3 contro binario 2.
L’IC Plus per Milano arriva. Che facciamo allora? Siamo ancora indecisi. Diamogli un’altra possibilità, alle 10:33 c’è un treno normale per Milano. Ci voltiamo, e il nostro treno per Genova aveva CHIUSO LE PORTE!
Facendo un cenno al capotreno e correndo verso la testa, riusciamo a farci aspettare. Pazienza per i 12 euro, ormai siamo diretti a Genova. Mentre saliamo, il panzuto capotreno ci schernisce: “Ma c’era l’altro convoglio straordinario, perché non avete preso quello? Qui state all’impiedi, belin, se no a cosa serve?”.
Non importa.
Prendiamo posto di fianco a quello che lui chiama il suo ufficio, quattro posti nella prima carrozza. Mio padre si siede, io resto in piedi.
Cominciamo a chiacchierare col capotreno e il suo assistente (quello che faceva gli annunci dai finestrini). Entrambi criticano l’operato delle Ferrovie: il treno straordinario era da fare subito a Milano, in previsione del casino, non dopo un’ora di disagi.
Si rivela anche un grande appassionato di De André, ha già visitato la mostra e ci da consigli su come vederla.
Il treno finalmente procede spedito, non sosta più di due minuti in tutte le fermate successive. Dopo un’oretta di viaggio, non manca molto all’arrivo, capto un brandello di un discorso del capotreno: “…è morto!”.
Immediatamente penso al viaggiatore che aveva avuto il malore. Poveraccio! Chiedo spiegazioni a mio padre.
No, non era lui, per fortuna… ma… IL CONVOGLIO STRAORDINARIO!
Era morto il locomotore!
Si era fermato a Voghera.
PER SEMPRE!
In compenso, credo che sia morto il macchinista dell’altro convoglio: linciato dai passeggeri inferociti che ci stavano mettendo 4 ore ad andare a Genova!
Comunque noi, con un’ora e mezza di ritardo su un’ora e cinquanta di viaggio, siamo finalmente arrivati.
postato da: Grumo alle ore 13:57 | permalink | commenti (6)
categorie: varie