Seppioline

ovvero, pensieri sparsi possibilmente inutili idioti ed eliatici.

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Blogger: Grumo
Nome: Stefano
Di me si dice che sono un individuo strano che adora gli Elio e le Storie Tese e che li segue anche in capo al mondo per vedere i loro spettacoli, e che sa a memoria tutte le più grandi minkiate eliatiche. Ovviamente mi dissocio da questa mia poco veritiera descrizione. In realtà ascolto solo musica classica, canti religiosi del '200 in particolare, conduco una vita sedentaria e assisto una volta all'anno ai canti per Natale all'interno del Duomo.

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sabato, 19 aprile 2008

Trasferta all'Osservatorio Astronomico della Val d'Aosta, 29-30 marzo 2008

L'Osservatorio Astronomico della Val d'AostaTra gennaio e marzo ho seguito un corso base di astronomia, organizzato dall’Istituto di Fisica Generale Applicata dell’Università degli Studi di Milano. Le lezioni si tenevano presso l’Accademia di Brera.

Ogni lunedì sera, dunque, per dieci settimane, mettevo piede in una delle più famose Accademie di Belle Arti. Con un po’ di circospezione, devo dire, le prime volte. Quando entravo, quell’edificio, vista la mia dote innata per il disegno, tentava di rigurgitarmi, poi notava che mi recavo nella parte dedicata alla scienza, dove mi sento più a casa mia, e allora chiudeva un occhio e mi lasciava passare.

Per altra via, per altri porti, verrai a piaggia, non qui per passare”.

Il corso prevedeva dieci lezioni frontali, una visita e osservazione al rifrattore Merz nella cupola Schiaparelli sui tetti di Brera, e come tappa finale, siccome il cielo di Milano non concede ormai quasi niente alla visione astronomica, una trasferta all’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Val d’Aosta (OAVdA), a Lignan, frazione di Nus, nella valle di Saint-Barthélemy, nei giorni 29 e 30 marzo.

Una veloce ricerca sulla dislocazione geografica del comune rivela che si tratta di un posto estremamente inculato, raggiungibile solo in macchina o con i mezzi più scomodi.

Chi ha seguito il corso ha l’ingresso gratuito, ma può portare con se un numero di accompagnatori a piacere.
Così, propongo la trasferta a Chiara, che accetta entusiasta.

Naturalmente, come decidiamo di andare su, noi?
In treno!

Le prime ricerche trovano come unico treno utile quello che parte alle 7:15 del mattino.
Ma una ricerca più approfondita e personalizzata, senza affidarsi allo standard delle Ferrovie, trova un treno alle 9:15. Perfetto!

E dunque, in marcia!
Prima tappa: Milano Centrale – Chivasso;
Pausa di un’ora;
Seconda tappa: Chivasso – Ivrea;
Pausa di un’ora e mezza;
Terza tappa: Ivrea – Nus;

Degli scarti così lunghi tra un treno e l’altro a dire il vero ci fanno comodo, data la “puntualità” delle ferrovie. Uno scarto di pochi minuti sarebbe stato improponibile.

Un angolino della città di Chivasso E così, per ingannare il tempo, dopo la prima tappa ci giriamo un po’ Chivasso.
Che si rivela una cittadina molto carina. La via principale, pedonale, è tenuta davvero bene, costellata di negozi e affiancata dai portici. Inoltre, alcuni cortili interni sono molto pittoreschi, come quello nella foto, restaurato ad arte.
Ma il tempo è tiranno e dobbiamo già tornare in stazione. La vecchia stazione di Chivasso, ora adibita a barIl bar di fianco alla stazione ha tutta l’aria di essere stato la vecchia stazione di Chivasso, degna di un paesino di montagna.

Riprendiamo il treno e scendiamo a Ivrea. Che al contrario di Chivasso, fa abbastanza cagare.
Qui abbiamo un’ora e mezza di attesa, ottima per fare due passi e trovare anche un posto dove pranzare.
Notiamo subito uno strano movimento di polizia e carabinieri, ai quali già che ci siamo chiediamo da che parte sta il centro. Ovviamente, stava esattamente dalla parte opposta alla direzione che avevo scelto in modo del tutto casuale.
Il fast food della stazione è stranamente chiuso. Portandoci verso il centro, che non raggiungiamo nemmeno, notiamo come molti dei locali siano chiusi, e quelli aperti hanno tutta l’aria di non avere nemmeno un cazzo di schifosissimo panino. Dalla parte opposta rispetto alla stazione, sembra esserci una zona industriale nella quale non troveremmo nemmeno una kebabberia. Mentre vagabondiamo in cerca di un posto aperto ed appetibile, la polizia aumenta. Optiamo per una pizzeria da asporto, mangiando su un tavolino traballante fuori dalla pizzeria stessa.
Torniamo in stazione.
Le camionette della polizia sono diventate una quindicina.
Chiediamo lumi, e scopriamo che è prevista per le 13:30 una manifestazione degli anarchici. Evidentemente prevedono grandi casini.
Per fortuna, noi partiamo proprio alle 13:30. Dopo che ce ne siamo andati, si lancino pure i lacrimogeni.

Nuovo treno, nuova tappa: Ivrea – Nus.
Il trenino è piccolo, due vagoni, nemmeno elettrico, a giudicare dal rumore, un diesel. Ma nuovo di pacca.
Una ragazza che sale sul treno con noi ci spiega che è un Minuetto, commissionato, progettato e costruito per le Olimpiadi Invernali di Torino 2006.
È una montanara, vive per vivere in una baita isolata in mezzo alle mucche, dove non c’è un cazzo e non succede un cazzo e non senti un cazzo, se non la puzza della merda delle mucche e i muggiti delle mucche e l’unico passatempo è mungere le mucche.
Non sopporta i paesi più capienti di 30 anime, è di Ivrea e non vede l’ora di scappare…
Dal suo racconto, emerge come Ivrea sia una città che ha vissuto esclusivamente per la Olivetti. Ora della Olivetti non restano nemmeno più le scoregge, i vecchi stabilimenti sono abbandonati e diroccati, negli unici che si sono un po’ salvati è nata l’università, che sta chiudendo per mancanza di iscritti, e quando piove le zone della città si alluvionato, restano isolate e possono comunicare solo con i piccioni.
Bel posto. Dovrei andarci a vivere.
Già, meglio la baita con le mucche.

Più ci allontaniamo dalla città e ci infiliamo nella stretta valle che è poi la Valle d’Aosta, tra due catene non interrotte di monti, il paesaggio cambia. Non esiste nemmeno più il concetto di città. Di fianco a noi scorrono paesini costruiti sui declivi delle montagne, ognuno con la sua fortezza arroccata nel posto più inespugnabile.

Non ci sembra vero, ma arriviamo a Nus.
La giornata è splendida, fuori dal treno ci sono 25 gradi – e noi siamo bardati come sciatori, ci avevano avvertito di vestirci pesanti perché fa freddo. Boia faus!
E non c’è nessuno in giro.

Eh ma non è finita! Lignan dista da Nus 17 km, e tutti di tornanti. Impensabile andare a piedi.
Infatti qualche giorno prima avevamo preso accordi con un taxista locale, che per 30 euro ci avrebbe portati da Nus a Lignan. Ci avrebbe aspettati in stazione.
Chiara è un po’ restia a spendere quei soldi, e mi manda in un bar a chiedere se c’è una corriera che porta su.
La corriera c’è, mi risponde la gestora… gestrice… occazzo, insomma, la proprietaria del Bar Carla. Però c’è solo d’estate e fa 4 corse al giorno.
“Però abbiamo l’autonoleggio se vuole! Aspetti che chiamo l’autista, ora è in stazione ad aspettare due persone. Ecco, ci parli lei direttamente!”.
Mi passa il telefono.
“Pronto” dico, “ecco, io volevo…”
“Lei è quello che ha chiamato ieri?”
“Ehm…”
“Vi stavo aspettando in stazione! Siete al bar? Vengo a prendervi subito”.
Il tipo arriva, ci cazzia immediatamente, e per tutto il viaggio verso Lignan mostra una capacità di intrattenimento pari a quella di Tricarico e Jantoman messi insieme.

Una mezz’oretta di viaggio, attraverso tornanti, valli, ruscelli, e cime sempre meno alberate, e arriviamo finalmente all’Ostello di Lignan, dove abbiamo prenotato il pernottamento.

Scendiamo.

UN FREDDO PORCO!!!

Cumuli di neve ormai ghiacciata costeggiano le strade.
Eh già, vero, siamo a 17 chilometri da Nus, ma anche 1000 metri più in alto. E per la gioia di Klapac, anche un po’ più a Nord.

Prendiamo la nostra stanza in Ostello, che mi sembra addirittura degno di un albergo a una stella, mentre nei corridoi aleggia un delizioso profumo di brasato.
Ci rilassiamo un attimo, aggiungiamo qualche strato a quello che abbiamo addosso, e usciamo, verso l’Osservatorio, che è proprio a due passi. Il Sentiero dei Pianeti che conduce all'OsservatorioPercorrendo il Sentiero dei Pianeti si arriva all’Osservatorio, dove troviamo già alcune delle persone che hanno seguito il corso, nonché Andrea e Paolo, due dei docenti e responsabili della divulgazione e dell’osservatorio.

Il panorama dall’osservatorio è spettacolare. In fondo al Sentiero dei Pianeti, la frazione di Lignan. Tra le dieci e le quindici case in tutto. Ostello compreso. In fondo, la vallata di Nus: Lignan si trova su una sorta di balcone naturale che si affaccia sulla vallata. Tutto intorno a noi, montagne innevate degne della miglior tradizione tolkeniana.Il Monte Fato visto dall'Osservatorio

I visitatori si assiepano davanti alla porticina dell’osservatorio, mentre io comincio a frustarmi con le ortiche perché mi accorgo di aver dimenticato a casa il buono per l’ingresso gratuito. Per fortuna Paolo, che in quel momento sta riscotendo gli accessi, mi riconosce e mi dice “me lo porterai”.

Il Laboratorio Eliofisico Il primo appuntamento prevede l’osservazione del Sole nel Laboratorio Eliofisico. Il Laboratorio Eliofisico è una sorta di telescopio al contrario. Un telescopio normale è fatto per convogliare la luce e l’osservatore sta all’esterno. Questo è fatto per disperdere la luce, e l’osservatore ci sta all’interno.
Con un sistema di specchi, la luce del sole viene mandata ad un prisma, che la riflette attraverso una lente e la proietta sullo schermo.Il Sole visto nel Laboratorio Eliofisico. Si notano chiaramente alcune Macchie Solari.
Si notano chiaramente alcune macchie solari, e con un filtro apposito anche una protuberanza.

Andrea spiega con estrema chiarezza quello che stiamo vedendo, la fisica che governa il funzionamento del Sole, e tutti gli argomenti connessi.
Proseguiamo poi con la visita guidata dell’intero osservatorio, compresa la cupola principale, dedicata alla ricerca scientifica.
L’OAVdA è stato costruito con l’obiettivo della didattica e della divulgazione, che restano i suoi obiettivi principali, ma perché sprecare l’occasione di fare ricerca scientifica?

Il panorama dalla Terrazza didattica dell'OsservatorioIl tour prosegue con la visita guidata all'intero Osservatorio, compresa la Terrazza Didattica che utilizzeremo la sera.La terrazza didattica con i suoi sette telescopi.

La visita finisce, il gruppo si disperde, e noi due ci rifugiamo in un bar per riscaldarci un po’ con un te e una cioccolata. Faccio notare che i locali dell’osservatorio non sono riscaldati, per evitare disturbi alle osservazioni create dall’aria calda in movimento. Gli unici locali riscaldati sono gli alloggi (ovviamente privati), la sala computer dove si fa ricerca (non aperta al pubblico) e l’entrata con la cassa (un buco di pochi metri quadri).

Torniamo in albergo, e dopo un breve riposo scendiamo per cena.
Non facciamo in tempo ad appoggiare il culo che ci portano i piatti: il servizio più veloce della storia!
Primo: maccheroncini con pomodoro, panna funghi e pancetta. Porzioni generose con altrettanto doppio giro al grido di “chi ne vuole ancora” della cuoca.
Secondo: brasato morbidissimo con patate arrosto.
Dolce: cheesecake alle fragole.

Alle 21:30 è prevista la seconda osservazione, della durata di due ore.
Insieme a noi si unisce un gruppo di Torino, arrivato in ritardo per qualche non meglio identificato problema tecnico.
La zona intorno all’Ostello è illuminata dai lampioni, ma la strada che porta all’osservatorio è al buio più completo. Accendiamo le nostre torce per non ammazzarci su qualche asperità, e intanto alziamo lo sguardo verso il cielo.

Uno spettacolo della natura!
Migliaia di lucine fanno capolino da lassù, tante piccole candele eterne, infinite, disperse nell’immensità, chissà quante vite aliene che si affacciano al loro orizzonte e ci guardano.
Un cielo come non ne ho mai visti prima d’ora. Vivere in città ha questo svantaggio.

Il programma prevede dapprima osservazioni a occhio nudo. Aiutato da un puntatore laser, Andrea ci insegna a riconoscere le costellazioni e le stelle più famose. Osservazione effettuata dalla piazzola antistante l’osservatorio. Quindi all’aperto. Quindi al geeelo!
Andrea spiega come dalle grandi città il cielo ci sia precluso, a causa dell’inquinamento luminoso. E ci fa notare, dietro la catena montuosa, alcuni bagliori diffusi verso il cielo.
“Quello che vedete dietro quella montagna è il riflesso delle luci di Aosta” spiega, “quello là più a sinistra sono le luci di Torino. E là a sinistra, dietro quella montagna… sono le luci di MILANO!”.
Pazzesco! Siamo a 140 km in linea d’aria da Milano… e si vede il bagliore delle sue luci!
Breve pausa caldo nelle poche zone riscaldate della struttura, (aperto per l’occasione anche l’alloggio: molto simpatico, una piccola ma confortevole cameretta con un letto a castello e una zona cottura), poi di nuovo fuori, questa volta sulla terrazza didattica, dotata di 7 telescopi, per le osservazioni previste.
Osserviamo diversi ammassi aperti, (se non ricordo male, M34 ed M35), sempre guidati dalle ottime spiegazioni di Andrea, seguiti da Arturo, luminosissima stella rossa, Marte, che si presenta come un dischetto lattiginoso, e Saturno, il vero spettacolo della serata. Si distingue chiaramente il disco, gli anelli, la divisione di Cassini e perfino l’ombra degli anelli sul pianeta. Prestando molta attenzione, e con gli ingrandimenti giusti, si notano anche alcuni suoi satelliti.
Due ore passano come niente, i responsabili ci salutano, dando appuntamento alla mattina dopo a coloro che non hanno potuto fare l’osservazione del sole del pomeriggio, e noi ce ne torniamo in ostello completamente congelati, ma altrettanto entusiasti della visita.

La mattina dopo, colazione e poi via, di nuovo all’osservatorio. Si, noi abbiamo già fatto l’osservazione del Sole, ma non avendo niente da fare, la ripeteremmo, se nessuno fa storie.
Incredibilmente siamo solo in 4: noi due e altre due persone che erano arrivate la sera prima, lui che avevo visto al corso, e lei che lo accompagna. Ne approfittiamo per fare conoscenza: io e lui al corso non ci eravamo in realtà mai presentati. Piacere, Luca; piacere, Cinzia. Piacere, Stefano; piacere, Chiara.Io e Chiara, congelati ma contenti

Andrea arriva, ci apre l’osservatorio, e dato l’esiguo numero di persone, ci mostra anche la sala ricerca contigua alla cupola principale, uno stretto budello circolare dove Paolo e Albino Carbognani effettuano le loro ricerche.

Questa volta è davvero finito. E’ anche ora di liberare la stanza in ostello e pagare il conto.


Una panoramica del paesaggio di LignanLuca e Cinzia si offrono di darci uno strappo a Milano.
Noi avevamo già il biglietto del treno e avevamo dato appuntamento il giorno prima al tassista per farci venire a prendere, ma accettiamo ugualmente l’offerta. Chiamiamo il tassista per annullare la corsa, ma al fisso non risponde, e non abbiamo numero di cellulare. Il gestore dell’ostello ci dice che il fisso corrisponde al Bar Carla, che la domenica è chiuso: non abbiamo alcun modo per contattarlo.
Non resta che andarcene prima che arrivi.
Un po’ ci dispiace di avergli fatto fare quella strada per niente, ma d’altronde, noi abbiamo provato più volte ad avvisarlo…

Il Forte di Bard Breve sosta a comperare fontina e altri prodotti tipici valdostani, e via per Milano.
Ma Luca e Cinzia vogliono fare una breve sosta al forte di Bard, e noi acconsentiamo volentieri.

Il villaggio di Bard Bard si rivela un piacevo- lissimo villaggio medievale, arroccato in salita sul versante di una collina. In cima, a dominare la zona, il forte di Bard, ora adibito a mostre estemporanee e al Museo delle Alpi. Al forte ci si arriva o con una lunga camminata, o, e scegliamo questa possibilità, con una serie di ascensori panoramici, in verità più simili a una funicolare che ad un ascensore.
Il cortile centrale del Forte di Bard Le aree visitabili senza dover pagare il biglietto della mostra, di cui non ce ne fotte un cazzo, sono solo il cortile centrale, un interno, una porta con ponte levatoio, e un corridoio all’aperto che costeggia quello che doveva essere il dormitorio.

La strada che costeggia le camerate In discesa, la strada è più facile, e lasciamo il forte seguendo la strada che si snoda nel villaggio, caratterizzato da alcuni angoli davvero molto pittoreschi e restaurati ad arte.

Anche questa visita è finita, e stavolta è proprio finito tutto.
Si torna a Milano.

Arrivederci alla trasferta di giugno!

Animali spiaccicati
postato da: Grumo alle ore 16:26 | permalink | commenti (2)
categorie: varie, vacanze, pheegate

Commenti
#1   30 Aprile 2008 - 18:01
 
Conosco abbastanza bene Chivasso ed Ivrea... ed un po' anche la Val D'Aosta... insomma, concordo sulla descrizione!
All'osservatorio invece non sono mai stato, ma il cielo in montagna è ben diverso da quello della città!
Mi aspettavo però una bella foto alle stelle con quindici secondi di esposizione! :D
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#2   04 Maggio 2008 - 11:33
 
Ahahah... be ci ho pensato.
Poi mi sono ricordato che il tuo tentativo a Bardonecchia, dopo aver accompagnato gli handicappati al campeggio, aveva dato come risultato... un bel rettangolo nero.
E quindi non ho nemmeno tentato.
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